"Aspettarsi che tutti i bambini,della stessa età,imparino allo stesso tempo,usando gli stessi materiali...è come aspettarsi che tutti i bambini della stessa età,indossino allo stesso tempo la stessa taglia di vestiti."
COLLABORANO A QUESTO SITO:
Dott.ssa in Giurisprudenza Priscilla Scicolone (Luiss Roma)
Dott.ssa in Psicologia Anna La Guzza (Milano)
Docente Universita' Tor Vergata Prof.Aurelio Simone (Roma)
Docente Universita' di Venezia Prof. Enrico Cerni (Venezia)
Dott. Psicoterapeuta Onofrio Peritore (Licata)
Dott. in Psicologia clinica Scicolone Rosario (Lumsa Roma)
Dott. ssa in Danzaterapia (Ada Licata D'Andrea Licata)
Dott. Gianluca Lo Presti Esperto in DSA ADHD
...................................................................................................
GLI ALUNNI DELLA CLASSE
1^B:Daniele,Arianna,Roberta,VincenzoP.,Hilary,Gemma,Simona,Alessandro R.,Gaetano,Calogero,Francesco,Flavio,AlessandroS.,Serena,Antonino,Antonio,Giorgia,Ferdinando,Alice,Kadija,Alessia,
Karim,Alberto,Vincenzo N.,Edisea,Gabriele. Tutti i genitori degli alunni

Grazie a tutti per la collaborazione

sabato 4 febbraio 2017

Alike: il cortometraggio che ogni genitore, e ogni bambino, dovrebbero vedere

"Un corto emozionante, in cui i personaggi acquistano colore ogni volta che un’emozione positiva entra a far parte della loro vita, anche la gioia di un abbraccio".

Si chiama "Alike" il corto d'animazione diretto da Daniel Martinez Lara e Rafa Cano Méndez. Il video spagnolo ha come protagonista Copi, un padre che vuole insegnare al figlio quale sia la retta via: gli prepara la cartella ogni mattino e lo accompagna a scuola mentre lui va a lavorare seguendo la sua ordinaria routine. Ma quale è davvero la retta via?
Il piccolo, incantato da un artista di strada che suona il violino, anche sui banchi di scuola dà vita alla propria immaginazione. Pian piano, però, le regole imposte dalla vita quotidiana iniziano a spegnere lo spirito gioioso del bambino. Finché il padre non comprenderà l’importanza dell’immaginazione…

Un corto emozionante, in cui i personaggi acquistano colore ogni volta che un’emozione positiva entra a far parte della loro vita, anche la gioia di un abbraccio.
Da far riflettere.

Dietro ogni bambino difficile si cela un forte disordine emotivo...

bambini difficiliD

Dietro ogni bambino difficile si cela un forte disordine emotivo che, la gran parte di volte, si manifesta con rabbia e disobbedienza che per genitori e insegnanti sono difficili da affrontare.
Può succedere che mamma e papà, confusi dall’atteggiamento del bambino difficile, possano alzare la voce o cadere nella tentazione di assegnare castighi al piccolo. In queste circostanze, castighi e litigi non fanno altro che rendere più intense le emozioni negative del bambino. Punizioni e ramanzine possono ledere l’autostima del bambino difficile e addirittura innescare un senso di frustrazione che con il passar del tempo potrebbe cronicizzarsi.Ogni bambino si porta dietro il suo bagaglio emotivo, fin dalla nascita, anche se non ha molte esperienze di vita dirette, ha riempito il suo bagaglio con le impressioni di chi lo circonda. Un gioco di impressioni molto complesso, impossibile da decodificare ma la realtà è una: alcuni bambini necessitano di attenzioni più di altri e guai a negare attenzioni a un bambino bisognoso!
Il bambino difficile: il bambino che ha più bisogno

Un bambino difficile non conosce la sensazione di stare bene con se stessi e non va affatto ignorato. Allora come bisogna comportarsi con un bambino difficile?

Innanzitutto bisogno riconoscere di avere un figlio che ha maggiori esigenze. Parliamo di bambini che piangano spesso, dormono meno del previsto, hanno reazioni esagerate agli eventi e

mercoledì 1 febbraio 2017

Il voto delle donne


1 febbraio 1945 - in Italia viene introdotto il suffragio universale con il quale per la prima volta viene dato il diritto di voto alle donne

mercoledì 14 dicembre 2016

LA VITA SCOLASTICA
teatro scuolaIl teatro a scuola è il momento più adatto per invitare i bambini a porsi in maniera empatica nei confronti dei compagni in modo concreto e non teorico. Un aiuto anche per affrontare i casi di bullismo
Il teatro scolastico è il momento più adatto per invitare l’alunno a porsi in maniera empatica nei confronti dei suoi compagni in modo concreto e non teorico. Quante volte ci troviamo a dire: "Prova a metterti nei miei panni!” quando sentiamo di non essere compresi; in inglese similmente si usa l’espressione “to be in someone’s else shoes”. Tutti i più autorevoli dizionari di lingua italiana concordano nel definire l’empatia come la capacità di porsi nella situazione o meglio, nello stato d’animo, di un’altra persona.
Questo è un concetto che sta suscitando interesse (e giustament,e aggiungo io) negli ambienti scolastici perché, ispirandosi alle esperienze del Nord Europa, si vuole aiutare i bambini a capire meglio se stessi anche attraverso la comprensione del prossimo.
Prima lezione: presentiamoci
Durante la mia prima lezione di teatro per esempio invito sempre ogni bambino ad andare in scena davanti agli altri e presentarsi (pur sapendo che magari se sono in quinta si conoscono anche da cinque anni) dicendo nome, età e poi la cosa che più amano fare e la cosa che più detestano; dopo questa breve presentazione faccio fare

lunedì 12 dicembre 2016

"Quel bulletto del carciofo"

"Quel bulletto del carciofo". Parla di bullismo e racconta lo stile prepotente di un carciofo che nel bel mezzo di un orto tratta le altre verdure con sufficienza e a volte con molta cattiveria.

domenica 30 ottobre 2016

Civilino e il Terremoto


Progetto didattico del Gruppo Volontari di Protezione Civile di Bastia Umbra e dell'Associazione di Protezione Civile Pietralunghese Raggruppamento Anteo.

venerdì 9 settembre 2016

SOCRATE E I TRE SETACCI


Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
- Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
- Un momento - rispose Socrate. - Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.
- I tre setacci?
- Ma sì, - continuò Socrate. - Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
- No... ne ho solo sentito parlare...
- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
- Ah no! Al contrario
- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?
- No, davvero.
- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?
Se ciascuno di noi potesse meditare e mettere in pratica questo piccolo test... forse il mondo sarebbe migliore.

martedì 31 maggio 2016

La teoria dell’amore


49269-albert-einstein
Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono,
e anche quello che rivelerò a te ora,
perché tu lo trasmetta all’umanità,
si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo.
Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per
tutto il tempo necessario, anni, decenni,
fino a quando la società sarà progredita abbastanza
per accettare quel che ti spiego qui di seguito.
Vi è una forza estremamente potente per la quale
la scienza finora non ha trovato una spiegazione formale.
E’ una forza che comprende e gestisce tutte le altre,
ed è anche dietro qualsiasi fenomeno
che opera nell’universo e che non è stato ancora individuato da noi.
Questa forza universale è l’amore.
Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo, dimenticarono la più invisibile
e potente delle forze.
L’amore è luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve.
L’amore è gravità, perché fa in modo
che alcune persone si sentano attratte da altre.
L’amore è potenza, perché moltiplica
il meglio che è in noi, e permette che l’umanità
non si estingua nel suo cieco egoismo.
l’amore svela e rivela. per amore si vive e si muore.
Questa forza spiega il tutto e
dà un senso maiuscolo alla vita.
Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo,
forse perché l’amore ci fa paura,
visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo
non ha imparato a manovrare a suo piacimento.
Per dare visibilità all’amore, ho fatto una semplice
sostituzione nella mia più celebre equazione.
Se invece di e = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo
può essere ottenuta attraverso
l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato,
giungeremo alla conclusione che l’amore è
la forza più potente che esista, perché non ha limiti.
Dopo il fallimento dell’umanità nell’uso e il controllo
delle altre forze dell’universo,
che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento
di nutrirci di un altro tipo di energia.
Se vogliamo che la nostra specie sopravviva,
se vogliamo trovare un significato alla vita,
se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita,
l’amore è l’unica e l’ultima risposta.
Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore,
un artefatto abbastanza potente da distruggere tutto l’odio,
l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta.
Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata.
Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, lieserl cara,
vedremo come l’amore vince tutto,
trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita.
Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere
ciò che contiene il mio cuore,
che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te.
Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo,
ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all’ultima risposta.

tuo padre.

(Albert Einstein)

sabato 28 maggio 2016

Scuola a pedali: un progetto per sensibilizzare gli studenti e produrre energia di Giulia Boffa

Gli studenti dell’Itis G. Vallauri di Roma guidati dal professore Oscar Santilli, hanno messo a punto un progetto davvero originale: la Scuola a Pedali.
In pratica si produce energia pedalando, collegando ad una dinamo alcuni dispositivi a pedali o a manovella: in questo modo si produce elettricità da trasferire alla rete o da accumulare per un uso differito nel tempo. L'obiettivo è diventare donatori di watt; come dice il prof:"Il tema dell’energia e del suo uso oculato non si può affrontare unicamente in termini energetici. Occorre un intervento sul piano culturale per produrre consapevolezza".
Le postazioni sono 18: otto spin-bikes collegate mediante cinghia e puleggia alle dinamo, otto dinamo dotate di manovelle per consentire la ricarica di cellulari e altri dispositivi, due rulli liberi da allenamento indoor per bici collegati mediante demoltiplica costituita da tre pulegge alla dinamo.
Ci sono tessere con chip elettronico dove vengono registrati i Watt accumulati dal singolo studente e immessi in un accumulatore centrale a disposizione della rete elettrica della scuola. Mentre si pedala da soli o in compagnia è sempre possibile vedere su un grande monitor l'energia che si sta producendo, che è nell'ordine di 100 watt(una persona che pedala per un’ora con una potenza istantanea di 100W), energia necessaria ad alimentare per un’ora cinque lampadine da 20W, oppure tenere acceso per sei minuti un phon da 1000W. Il progetto non ha la pretesa di rendere autonoma la scuola dal punto di vista energenetico, ma solo di stimolare una consapevolezza "verde" e perchè no anche dimagrire: pedalando si bruciano grassi e non petrolio.

La BICI-BANCO per gli studenti iperattivi (ADHD)

Di ADHD (sindrome sindrome da deficit di attenzione e iperattività) ne soffre dal 5% all’8% degli alunni. Gli alunni maschi hanno una probabilità maggiore, quasi tre volte, di essere colpiti rispetto alle femmine.

I risultati sono stati sbalorditivi! Gli insegnanti hanno notato subito la differenza tra un classico banco e quello progettato dal dottor Leroux.
Immediato è stato l’interesse degli specialisti del settore, come neuroscienziati e psicoterapeuti. Alcuni di loro stanno tenendo sotto stretta osservazione i cambiamenti che gli alunni con ADHD subiscono dopo l’introduzione della BICI-BANCO. Incoraggiante è stato l’intervento del dott. Joel Monzee: “I farmaci non curano il problema, lo mascherano solamente. Garantire tramite questo strumento le competenze per imparare a gestire il proprio problema di attenzione, potrebbe essere una svolta definitiva per il trattamento di ADHD”.
Per quanto riguarda la BICI-BANCO c’è poco da descrivere: è un’ottima soluzione, una fantastica invenzione. Ad oggi, il primo invito fatto dagli neuropsichiatri infantili è quello di far fare degli stop ai bambini con ADHD, per farli muovere, senza però interrompere la concentrazione sul lavoro: impossibile! Con questo banco, sarà possibile!

venerdì 27 maggio 2016

La mamma vanitosa

Spesso alcuni non si curano dei reali progressi scolastici dei propri figli, mirando unicamente al voto e curandosi solamente dei numeri. La vera cultura però ha altre basi e il bambino va a scuola per imparare la Bellezza della conoscenza, non la gara alla pagella più bella...

lunedì 23 maggio 2016

Cyberbullismo, studenti creano un blog per bambini. Nei disegni le loro paure





Nessun limite alla fantasia e nessuna domanda senza risposta, tema centrale il cyberbullismo: questa è la mission di www.nocyberbullismo.wordpress.com, il blog creato a dimensione di bambino da 21 piccoli studenti, d’età compresa tra i 10 e i 16 anni, di 5 scuole di Palermo.
Il risultato? Sorprendente. Nel blog emergono i dubbi e le paure degli alunni. Ad esempio c’è il fumetto disegnato da Marta, una bambina di 10 anni, intitolato il “Cyberbullismo è una cosa brutta che va sconfitta”, che parla di Clara, un personaggio della fantasia che vive un dramma e alla fine decide di suicidarsi a causa delle continue minacce ricevute da un compagno. La stessa fine fanno anche i protagonisti delle storie di Martina e Vittoria. In tutto sono 5 le storie create a fumetti dai piccoli blogger, in parte inventate e in parte sentite anche dalle cronache dei telegiornali.


Non mancano comunque anche storie a lieto fine. Ad esempio c’è Ciccio il brutto che fa pace con il cyberbullo oppure il fumetto realizzato da Nanni ed Elisa dove il protagonista, Stefano, grazie alla sua amica Anna riesce a sconfiggere il cyberbullismo.

Il blog rientra nell’ambito di un progetto più ampio, finanziato dal Miur, denominato “Cappuccetto Rosso: come difendersi dal lupo cattivo il cyberbullismo”. A curare, ideare e realizzare www.nocyberbullismo.wordpress.com, insieme ai ragazzi, sono stata io! Sono Cetty Mannino, giornalista e blogger del sito intreccio.eu, dove mi occupo del fenomeno del cyberbullismo in ogni suo aspetto(normativo, analitico, quantitativo….) .

Quali dati emergono?
“L’aspetto preoccupante, emerso nei bambini durante il laboratorio sono le conseguenze che il cyberbullismo causa nella vittima. Mentre, infatti, alcuni studenti hanno inventato delle storie a lieto fine, dove i protagonisti riesco a reagire alle vessazioni del cyberbullo, grazie all’aiuto di un adulto o di un amico, altri bambini hanno immaginato una tragicaconclusione”.
Ecco allora la chiave d’intervento. E’ proprio da questo dato che bisogna lavorare: lacomunicazione. Far capire ai ragazzi che il cyberbullismo non è una malattia incurabile, che indubbiamente è difficile da superare dal punto di vista emotivo e di conseguenza anche fisico. Ma il cyberbullismo con il dialogo e il sostegno dei genitori e degli amici è sicuramente superabile.
“Un altro aspetto importante da non sottovalutare è quello che la persecuzione delcyberbullo è nella maggior parte dei casi legata ad una foto che ritrae la vittima e non ad un messaggio scritto, con un testo offensivo”. In alcuni fumetti, infatti, i bambini disegnano la vittima che riceve un’immagine nel proprio smartphone.
Inoltre un dato importante che si deduce guardando i fumetti è che solo una percentuale bassa dei ragazzi vede i messaggi attraverso il computer, quindi assistiti dalla figura di un adulto.
→ Azione ←
Parlare del fenomeno sì, ma in maniera corretta, con la giusta terminologia. Senza nascondere quali sono i reali rischi. Una corretta informazione è dunque l’unico modo per riuscire a rendere consapevoli i giovani sui rischi del web e quindi ad avere gli strumenti per reagire ad un problema così grave.
Il progetto l’ho modulato in diversi parti in base alle attitudini dei bambini. Un gruppo di loro, meno propenso al disegno, ha scritto una lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini dicono: “Con questo blog il messaggio più importante che vorremo trasmettere è quello che ti fa capire come difenderti in queste circostanze”.
Un altro gruppo ancora ha inventato i 10 comandamenti del web, dove con precisione è stato stabilito cosa fare e cosa non fare quando navighiamo.

Ecco cosa non fare
Non accettare amicizie da persone sconosciute
Non mandare foto della propria e-mail e password ad uno sconosciuto
Non chiedere la via di casa ad uno sconosciuto perché potrebbe essere falsa
Non mandare foto del proprio viso a sconosciuti
Non prendere in giro un amico

Ecco casa da fare
Accetta l’amicizia solo dei tuoi amici o parenti
Stai attento quando sei sul web
Certifica con delle app i siti in cui entri
Cerca foto di gattini
Accetta foto e video divertenti

sabato 21 maggio 2016

Essere empatici, gentili e altruisti? E' qualcosa che si può imparare e allenare da piccolissimi. Già quando si hanno dai due ai tre anni. Basta insegnare ai bambini a comprendere le emozioni, a esprimerle, a conoscerne le cause e imparare a regolarle. Il tutto come se fosse un gioco. Sarebbero questi i risultati di una ricerca italiana condotta dall'Università Bicocca di Milano su un campioni di bambini tra i due e i tre anni. Lo studio, 'How to foster toddlers’ mental-state talk, emotion understanding and prosocial behavior: A conversation-based intervention at nursery school', è stato pubblicato sulla rivista Infancy nel mese di settembre. Il trucco? Imparare da piccoli a conoscere e riconoscere le emozioni La ricerca è stata condotta su un campione di centocinque bambini, di età compresa tra i due e i tre anni. I piccoli, iscritti a sette asili nido dell'hinterland milanese, sono stati divisi in due gruppi: uno sperimentale e uno di controllo.

Riccardo Lautizi

Il sistema scolastico migliore al mondo? E’ quello che ha meno ore di lezione, l’anno scolastico più corto e praticamente niente compiti a casa. Eppure sebbene conosciamo i dati statistici delle altre nazioni, in Italia si continua a costringere i bambini a stare sui banchi di scuola senza considerare il fatto che è controproducente.
Il professor Yvan Touitou, un cronobiologo professore alla Faculté de médecine de la Pitié Salpêtrière, ha spiegato al Corriere della Sera che i bambini hanno bisogno di riposare, di giocare e di relazionarsi, solo così possono sviluppare i loro talenti.
Touitou si concentra sui bambini delle elementari e spiega che i loro ritmi sono fondamentalmente diversi da quelli di un adulto: “Gli orari scolastici convenzionali non sono adatti alla loro capacità di concentrazione. E’ assurdo chiedere quattro o cinque ore di attenzione di fila, quando si sa che il picco per un bambino di dieci anni è nella seconda parte nella mattinata, tra le dieci e le undici.”
Forse in Italia pensiamo che in tutto il mondo il sistema scolastico è lo stesso, ma invece non è proprio così.

L'empatia si insegna ai bambini piccoli parlando di emozioni

bambiniempatia
di Lorenza Laudi
L'altruismo e la gentilezza si imparano da piccolissimi. Sollecitare i bambini a parlare di emozioni, anche già a partire dai due, aumenterebbe molto la loro empatia. Lo rivela una ricerca italiana pubblicata sulla rivista di psicologia dello sviluppo
Essere empatici, gentili e altruisti? E' qualcosa che si può imparare e allenare da piccolissimi. Già quando si hanno dai due ai tre anni. Basta insegnare ai bambini a comprendere le emozioni, a esprimerle, a conoscerne le cause e imparare a regolarle. Il tutto come se fosse un gioco.Sarebbero questi i risultati di una ricerca italiana condotta dall'Università Bicocca di Milano su un campioni di bambini tra i due e i tre anni. Lo studio, 'How to foster toddlers’ mental-state talk, emotion understanding and prosocial behavior: A conversation-based intervention at nursery school', è stato pubblicato sulla rivista Infancy nel mese di settembre.
Il trucco? Imparare da piccoli a conoscere e riconoscere le emozioni
La ricerca è stata condotta su un campione di centocinque bambini, di età compresa tra i due e i tre anni. I piccoli, iscritti a sette asili nido dell'hinterland milanese, sono stati divisi in due gruppi: uno sperimentale e uno di controllo.

n Italia Troppe Ore di Scuola: i Bambini Devono Riposare e Giocare di Più


In Finlandia le ore scolastiche sono decisamente meno, eppure i risultati raggiunti dagli studenti sono i migliori secondo le classifiche OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), mentre in Italia le performance degli studenti italiani sono ancora al di sotto delle medie.
I ragazzi, ma soprattutto i bambini, hanno bisogno di dormire, di riposare, di essere in cima alla lista delle preoccupazioni della scuola in quanto a salute e benessere prima di ogni altra cosa.
Meno ore di scuola non significa necessariamente meno conoscenza, anzi, un miglior profitto, una migliore assimilazione di quello che viene appreso e soprattutto un miglior equilibrio psicofisico.

In Italia Troppe Ore di Scuola: i Bambini Devono Riposare e Giocare di Più

scuola
Il professor Yvan Touitou, un cronobiologo professore alla Faculté de médecine de la Pitié Salpêtrière, ha parlato al Corriere della Sera per spiegare che la salute dei bambini passa attraverso un corretto riposo, e la scuola deve preoccuparsi di più della loro salute.Uno sfasamento tra i ritmi biologici e quelli imposti dall’orario delle lezioni può causare disordini alimentari, distrazione e difficoltà nella concentrazione.
Anche secondo uno studio effettuato dalla American Academy of Pediatricians (AAP), intitolato Let them sleep (lasciamoli dormire), i bambini ma soprattutto i ragazzi in età adolescenziale e pre adolescenziale, hanno bisogno di almeno 9 ore di sonno per recuperare le energie e regolare i ritmi veglia-sonno.
I ragazzi, a causa degli sbalzi ormonali tipici dell’età dello sviluppo, faticano ad addormentarsi prima delle 11 di sera e con l’ingresso a scuola alle 8 difficilmente riescono a dormire a sufficienza.
Questa mancanza di sonno, sempre secondo lo studio americano, potrebbe portare a obesità e depressione.
Touitou si concentra sui bambini delle elementari e spiega che i loro ritmi sono fondamentalmente diversi da quelli di un adulto: “Gli orari scolastici convenzionali non sono adatti alla loro capacità di concentrazione. E’ assurdo chiedere quattro o cinque ore di attenzione di fila, quando si sa che il picco per un bambino di dieci anni è nella seconda parte nella mattinata, tra le dieci e le undici.”
Secondo il professore intervallare le giornate di scuola con alcuni giorni di vacanza, pochi ma più frequenti, sono una soluzione migliore che una lunga vacanza che può essere deleteria per l’apprendimento.
I ritmi scolastici sono stati modificati in Francia e in questa tabella è possibile notare le differenze di orario tra Italia e altri paesi europei e non.

venerdì 13 maggio 2016

“Smettila di contare con le dita, sei grande!”. Ecco perché è un errore dirlo di Redazione Il Libraio | 04.05.2016




Stando a un'interessante ricerca usare le dita per contare anche da adulti non è affatto un comportamento sbagliato o di cui vergognarsi. E' il cervello a "chiederci" di farlo...
Il Corriere della Sera dà conto di un’interessante ricerca secondo cui usare le dita per contare anche da adulti non è affatto un comportamento sbagliato o di cui vergognarsi. Le neuroscienze dimostrano infatti che il nostro cervello, anche quando diventiamo adulti, continua a contare con le dita, “nel senso che quando eseguiamo dei calcoli nella nostra testa si attiva proprio quell’area che corrisponde alla rappresentazione della mano. Quindi anche se non utilizziamo più fisicamente le dita, il cervello in un certo senso insiste a farlo."

martedì 3 maggio 2016

AUGURI MAMMA!!


La mamma è l'unica persona nella nostra vita che ci concede gratuitamente ciò che tutti gli altri ci fanno pagare caro: il perdono.
- CannovaV

Insegnerò a mia figlia ad essere se stessa. A ricordarle di sorridere anche quando non è facile. Le insegnerò che l’amore non è come lo raccontano le favole, ma la spronerò a conoscerlo. A viverlo. Le dirò che il tempo non cancella niente, ma che aiuta a stare meglio. A ritrovarsi. Le insegnerò ad amare se stessa e poi gli altri. A non accontentarsi di chiunque. Le insegnerò ad asciugarsi le lacrime dopo ogni pianto. Le insegnerò che non sono sempre gli altri a deludere, a volte sarà anche lei a farlo. Le insegnerò a vivere di pancia e secondo le sue emozioni. Le insegnerò che spesso, il bene non riceve altrettanto bene. Ma non le dirò di smettere di donarlo. Le insegnerò a camminare a piedi nudi sull’erba bagnata, a sentirsi libera ma padrona del suo cammino. Le insegnerò ad entrare in punta di piedi nelle vite altrui. Le insegnerò ad andare avanti anche con il mondo contro. Le insegnerò che non sempre è tutto come sembra, ma che ogni cosa va vissuta prima di giudicarla, affinché possa riconoscere il bene ed il male.
Ci sono cose che mi auguro viva, ed altre che si limiti a conoscerle. Le insegnerò a credere che, se qualcosa la vuole davvero, questa è facile che si avveri. Le insegnerò a non arrendersi, a prendersi in braccio e portarsi in salvo perché, ahimè, spesso sarà da sola a doverlo fare. Le insegnerò in fine, che le cicatrici hanno una storia e che ad ogni modo saranno una vittoria.
-Web

lunedì 2 maggio 2016

'Insegnami l'arte dei piccoli passi'. La preghiera di Antoine de Saint-Exupéry

PICCOLO PRINCIPE

LA VERSIONE ORIGINALE
Seigneur, apprends-moi l’art des petits pas.
Je ne demande pas de miracles ni de visions,
Mais je demande la force pour le quotidien !
Rends-moi attentif et inventif pour saisir
Au bon moment les connaissances et expériences
Qui me touchent particulièrement.
Affermis mes choix
Dans la répartition de mon temps.
Donne-moi de sentir ce qui est essentiel
Et ce qui est secondaire.
Je demande la force, la maîtrise de soi et la mesure,
Que je ne me laisse pas emporter par la vie,
Mais que j’organise avec sagesse
Le déroulement de la journée.
Aide-moi à faire face aussi bien que possible
A l’immédiat et à reconnaître l’heure présente
Comme la plus importante.
Donne-moi de reconnaître avec lucidité
Que la vie s’accompagne de difficultés, d’échecs,
Qui sont occasions de croître et de mûrir.
Fais de moi un homme capable de rejoindre
Ceux qui gisent au fond.
Donne-moi non pas ce que je souhaite,
Mais ce dont j’ai besoin.
Apprends-moi l’art des petits pas!

LA TRADUZIONE IN ITALIANO

Non ti chiedo né miracoli né visioni
ma solo la forza necessaria per questo giorno!
Rendimi attento e inventivo per scegliere
al momento giusto
le conoscenze ed esperienze
che mi toccano particolarmente.
Rendi più consapevoli le mie scelte
nell’uso del mio tempo.
Donami di capire ciò che è essenziale
e ciò che è soltanto secondario.
Io ti chiedo la forza, l’autocontrollo e la misura:
che non mi lasci, semplicemente,
portare dalla vita
ma organizzi con sapienza
lo svolgimento della giornata.
Aiutami a far fronte,
il meglio possibile,
all’ immediato
e a riconoscere l’ora presente
come la più importante.
Dammi di riconoscere
con lucidità
che le difficoltà e i fallimenti
che accompagnano la vita
sono occasione di crescita e maturazione.
Fa’ di me un uomo capace di raggiungere
coloro che hanno perso la speranza.
E dammi non quello che io desidero
ma solo ciò di cui ho davvero bisogno.
Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi. Antoine de Saint-Exupéry

domenica 24 aprile 2016

Psicosomatica infantile: come e perchè i bambini somatizzano il loro disagio emotivo

non è vero che i bambini che somatizzano il disagio sono più fragili, semmai sono bambini particolarmente sensibili, capaci di captare in forma intuitiva tensioni e disagi attorno a loro,

GRAZIE DI ESISTERE!!!

Proibire i cellulari ai bambini: lo richiesta dei pediatri italiani



L’utilizzo dei cellulari, come spiegano i pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, si sta modificando da uso ad abuso e gli effetti dannosi per la salute sono sempre più lampanti: mancanza di concentrazione, difficoltà di apprendimento e aggressività.
Ma non solo. L’allarme riguarda anche le onde magnetiche emanate dai telefonini: “L’Italia è al primo posto in Europa per numero di cellulari in utilizzo e l’età media dei possessori diminuisce sempre di più – spiega Maria Grazia Sapia, pediatra – Stiamo passando da un uso ad un abuso. Non dimentichiamo che cellulare, o smartphone che dir si voglia, è sinonimo di piccolo ricetrasmittente che viene normalmente tenuto vicino alla testa, durante le chiamate o mentre si sta giocando o comunicando.

sabato 9 aprile 2016

Un dettato al giorno toglie gli errori di torno


un dettato al giorno
Qualche giorno fa ho letto un articolo che riguarda proprio il ritorno dell’uso del dettato nella scuola elementare in Francia. L’annuncio è stato dato dal Ministro francese dell’Istruzione, Najat Vallaud- Belkacem, il quale ha illustrato i nuovi programmi scolastici per il 2016. Secondo questi programmi, infatti, già dal prossimo anno i nostri colleghi francesi delle scuole elementari, dovranno far fare ai loro studenti un dettato al giorno, al fine di evitare i frequenti errori ortografici, grammaticali e sintattici che insorgono nella lingua scritta e per garantire una solida base per tutti gli studenti e una corretta padronanza della lingua.
Ricordiamo infatti che in Francia il dettato è la prima prova della maturità liceale e vi è inoltre una tradizione di gare di dettato in cui si sono cimentati anche scrittori e intellettuali. E se una mela al giorno toglie il medico di torno, diciamo pure che: “ un dettato al giorno toglie gli errori di torno ” anzi più che errori oserei dire…”orrori”.

giovedì 7 aprile 2016

Scuola, la rivoluzione dei maestri senza zaino e senza voto

di Alex Corlazzoli
“La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchiere con i genitori, perché, alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo, cioè un ragazzo libero, sincero, migliore comunque”.
Sono le parole di un uomo diventato maestro appena finita la seconda Guerra Mondiale: Mario Lodi, l’autore di Cipì.
“Quando introduciamo competizione, tensione verso il risultato, disuguaglianze per gradi di prestazione, classificazioni, divisioni, neghiamo – scrivono nella petizione gli amici di “Senza Zaino” – in pratica il diritto delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi al piacere di apprendere, di star bene con gli altri, di imparare ognuno con i propri tempi facendo quel che può. Il voto disturba la crescita, l’autostima, abbassa la considerazione di se stessi e degli altri. Per scuola della responsabilità intendiamo una scuola dove gli alunni sono protagonisti nel e del loro apprendimento, che decide con loro i punti di forza e i punti deboli su cui occorre migliorare. Se utilizziamo la valutazione per costringere, intimidire, giudicare, confrontare produciamo e distribuiamo feedback valutativi che sostanzialmente si traducono in giudizi su se stessi e sul loro valore come persone”.

Cortometraggio sull’incanto di essere diversi

For the Birds è una metafora della vita stessa; ci troviamo davanti ad una comunità di uccelli che abita su un filo elettrico, ma potrebbe essere una comunità di vicini o l’aula di una scuola, dove essere diverso è motivo di burle e critiche.
A volte è meglio che ci critichino per essere diversi piuttosto che ci accettino per esserci adattati agli altri, per essere uguali a coloro i quali un giorno ci hanno rifiutato e disprezzato.

lunedì 4 aprile 2016

In Australia, un bus-libreria per bambini


russ the buss sydney festival lava biblioteca su ruote per bambini
Per le strade di Sydney, nei giorni dell’ultimo Sydney Writers Festival ha fatto la sua comparsa Russ the bus, il divertente autobus-biblioteca progettato dai designer di LAVA, multiforme realtà attiva nella progettazione architettonica, con sedi a Sydney, Shanghai, Stoccarda e Berlino.
Nei giorni della manifestazione – tra le più importante rassegne dedicate alla letteratura in Australia, con la presenza di autori locali e internazionali – circa 4.000 studenti di 28 diversi comprensori scolastici hanno varcato la soglia della biblioteca mobile, scoprendo un affascinante microcosmo in grado di ridurre le distanza con il mondo dei libri.
Al suo interno (nella foto in apertura, di Alphonsus Fok) Russ the bus - con il suo design giocoso e un astuto impiego del colore – disponeva di quattro zone interne adibite a diverse funzioni – cabina del conducente, area multimediale, biblioteca e area gioco. Pratico, resistente ed economico, si è rivelato capace di ospitare fino a 20 bambini contemporaneamente, offrendo loro spazi per attività, ma anche sedute stabili e sicure per gli spostamenti.

domenica 3 aprile 2016

La quiete dopo la tempesta

Litigare in presenza dei bambini non è una buona norma, come ci ricorda Simona Vezzuto in questa semplice filastrocca...

Ansia infantile: sintomi e disturbi correlati



di Ana Maria Sepe
L’ansia non è solo una prerogativa dell’adulto; infatti molti bambini e adolescenti vivono un disagio che può durare a lungo e in modo significativo ne lla loro vita. Questo disturbo se non trattato tempestivamente, può portare a:
Ripetute assenze a scuola o mancato completamento del periodo scolastico
Deterioramento nei rapporti con i coetanei.
Bassa autostima.
Abuso di alcool o altre droghe.
Problemi di adattamento in situazioni sociali
Disturbi d’ansia permanente in età adulta.
-Disturbo d’Ansia Generalizzato: Bambini con questo disturbo sono estremamente preoccupati per le loro attività; di tipo scolastico, sportivo o nel relazionarsi coi coetani. Questi soggetti in genere sono molto ubbidienti, ma insicuri, introversi e sono fondamentalmente chiusi in cameretta davanti al pc. Essi possono lamentare mal di stomaco o altre condizioni che sembrano avere una causa fisica. In eta’ più adulta configurano disturbo evitante della personalità.

Disturbo d’Ansia di separazione: I bambini con questo disturbo spesso hanno difficoltà a lasciare i loro genitori per andare a scuola o al campo estivo, e non amano per niente rimanere da soli. Spesso, loro si “aggrappano” ai genitori di fronte altre persone ed hanno difficoltà ad addormentarsi. Il disturbo d’ansia di separazione può essere accompagnato da una costante tristezza o paura che un membro della famiglia possa morire. Tra i disturbi d’ansia è quello più comune tra i bambini.

-Fobie: i Bambini affetti da fobie sono coloro che vivono le paure in modo eccessivo rispetto a determinate situazioni oltre che ad oggetti reali. Il disturbo può concentrarsi su animali, tempeste, l’acqua, luoghi alti o situazioni come essere chiusi in uno spazio ristretto. I bambini che sono terrorizzati non accettano di essere criticati o giudicati duramente dagli altri. In tal caso consiglio fortemente di non forzare il bambino a superare determinate situazioni ma è opportuno intervenire in modo adeguato al fine di non invalidare la loro vita.

Disturbo di Panico: gli “attacchi di panico” nei bambini si esplicitano senza motivo apparente. I sintomi di un attacco di panico sono accelerazione cardiaca, sudorazione, vertigini, nausea o sensazione di morte imminente. L’esperienza è così terribile per il bambino da configurare frequenti attacchi di panico generati dalla paura stessa a tal punto da creare un circolo vizioso. Questi bambini tendono essenzialmente ad allontanarsi da fattori che secondo loro potrebbero essere motivo d’ansia come la scuola.

mercoledì 23 marzo 2016

Non serve ferire per insegnare né soffrire per apprendere

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Per insegnare la bellezza della vita, non servono grida, brutte parole o atteggiamenti severi. Non c’è bisogno di soffrire per scoprire che sapore ha l’allegria; se così fosse, la felicità apparirebbe come una stella irraggiungibile.
Se la vostra infanzia è stata segnata da un’educazione autoritaria e severa, saprete voi stessi che, lungi dall’ottenere risultati positivi, i metodi troppo duri spesso lasciano nell’anima l’impronta delle numerose carenze affettive, insufficiente affetto e mancati riconoscimenti.
L’arte dell’educazione s’intesse attraverso l’affetto, le emozioni e l’acuta saggezza di chi comprende che insegnare significa imparare due volte, e che apprendere deve sempre essere un piacere.
C’è chi è convinto del fatto che il miglior apprendimento derivi dalla sofferenza. In realtà, si tratta di un’idea piuttosto estrema che non può essere applicata alla leggera. L’aver sofferto ci insegna sicuramente il valore di determinati aspetti, ci consente di scoprire strategie e spesso ci indirizza sul giusto cammino da percorrere.
Ebbene, seppur nella vita l’apprendimento derivi dal tempo e dall’esperienza, la possibilità di partire da una base solida e sicura come un’infanzia felice – durante la quale imparare a costruire legami forti e duraturi –, vorrà dire essere già a metà strada. Insegnare non significa soltanto trasferire conoscenza e regole. Per insegnare, non c’è bisogno di soffrire né di ricevere urla o rimproveri: insegnare significa educare alle emozioni per essere forti nella vita.

Insegnare è l’arte di accendere la curiosità

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Appare ovvio che nessuno possa conoscere la ricetta per dare ai propri figli una felicità autentica e duratura. Ebbene, un aspetto da non dimenticare è che per educare, bisogna capire, intuire e soprattutto “costruire”.
La felicità, il rispetto e l’allegria sono anch’esse chiavi per l’apprendimento della vita, poiché ci insegnano ad essere forti, ci aiutano a capire ciò per cui vale la pena lottare, e soprattutto, ciò che vale la pena mantenere in vita.
Chi non ha conosciuto la felicità nella sua infanzia non può che guardare la vita con diffidenza e timore. Durante i primi anni di vita, la sofferenza non insegna nulla: essa limita piuttosto il corretto sviluppo del bambino. Non dimenticatelo.
Crescere nella paura porterà a vivere sottoposti ad alti livelli di stress e ansia.
L’apprendimento acquisito attraverso metodi severi non lascia tracce, bensì cicatrici indelebili nell’anima. Ciascuna emozione negativa che il bambino interiorizza nella propria mente e nel proprio cuore, comporterà una mancanza e una ferita nell’adulto di domani.
Per insegnare, non è necessario imporre, non serve alzare la voce o proibire: ciò di cui c’è bisogno è la capacità di accendere la curiosità. Diceva Paulo Freire che insegnare non è trasferire conoscenza, ma creare le possibilità per produrre e costruire conoscenza. E ciò potrà ottenersi soltanto mettendo in azione un’adeguata Intelligenza Emotiva, attraverso il rispetto e l’affetto sincero da donare sempre al bambino.

sabato 19 marzo 2016

Festa del papà 2016, quando i grandi geni della storia sono genitori terribili di Davide Turrini

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Cosa hanno in comune Galileo Galilei, Jean-Jacques Rousseau, Alessandro Manzoni, Albert Einstein, Lev Tolstoj, Charlie Chaplin? Senz’altro un’irrefrenabile e sregolata genialità, ma anche l’innata e testimoniata capacità di essere pessimi padri, raccontata nel pungente saggio "Grandi uomini piccoli padri"Galilei ebbe tre figli mai dichiarati per vergogna o “nati per fornicazione”. Dell’epistolario della primogenita Virginia s’è detto, come dei silenzi del padre, definito dai biografi come “uomo crudele” che “sa misurare le distanze tra pianeta e pianeta ma non tra cuore e cuore”.
Rousseau, padre della moderna pedagogia ed illuminista, ebbe 5 figli e li portò tutti, tutti non quattro o tre, appena nati, all’ospizio dei trovatelli: “il primo fu un atto risoluto, senza il minimo scrupolo”, “l’anno dopo stesso inconveniente, medesimo espediente”, e via così. Lo faceva perché pensava, a sua detta, che con lui sarebbero stati peggio perché non poteva mantenerli.
Manzoni di figli ne ha avuti dieci. E anch’esso di fronte ad una delle figlie, Matilde, sbattuta lontana, mantenuta da altri, che lo implorava via lettera di andare a trovarla perché malata di tisi stava per morire, lui temporeggiava, cinque anni di assenza totale, pensando ai suoi bachi da seta e ai suoi gelsi “forse verrò a fine estate”. “Non volse mai a sua figlia uno di quegli sguardi profondi che il poeta gitta nel cuore umano che riservò al cuore dei suoi personaggi”.

SEI FORTE PAPA'


PER ESSERE UN BUON INSEGNANTE DEVI AVERE:

venerdì 18 marzo 2016

Perché è cosi importante l’autostima infantile?

autostima
L’autostima è uno dei sentimenti più importanti per condurre una vita felice. Per costruire e mantenere un benessere sociale ed emotivo è fondamentale credere in se stessi.
A cosa serve l’autostima infantile?
Anche e soprattutto per i bambini, un livello di autostima sano aiuta a costruire relazioni positive. Inoltre, un bambino che crede in se stesso è un bambino che avrà meno difficoltà a sfruttare quelle che sono le sue potenzialità. Infatti, l’autostima infantile è importantissima per costruire una personalità in grado di affrontare le piccole grandi vittoriedella vita. Credere in se stessi aiuta a:
• Sviluppare capacità d’amare ed essere amati.
• Sentirsi in grado di affrontare in maniera sana i piccoli grandi successi.
• Superare, in maniera positiva, i fallimenti.
Come si forma l’autostima infantile?
Secondo lo psicologo statunitense Marshal Rosemberg, la formazione dell’autostima è strettamente legata alle valutazioni degli altri. Il bambino è come una spugna. Assorbe le emozioni che lo circondano, percepisce chiaramente gioie e dolori, ansie e insicurezze. Per questa ragione è importantissimo costruire un ambiente idoneo, sereno, sicuro, tranquillo.
La vita da adulti è fatta di responsabilità. Spesso però si tende ad associare il concetto di responsabilità alle esigenze materiali (come il lavoro, la casa, la disponibilità economica) trascurando la sfera emotiva. Per uno sviluppo sano del bambino un ambiente ricco di affetti, di sentimenti positivi, è necessario quanto i bisogni materiali.
Nei prossimi paragrafi scoprirete una serie di consigli per imparare a insegnare ai bambini a credere in se stessi.
Autostima: come insegnare ai bambini a credere in se stessi

1) Dedicategli del tempo, non trascurarli!
Anche se sono piccoli i bambini si accorgono anche delle minime sfumature. Credete che comprargli 1000 giochi possa bastare? I bambini hanno bisogno, di attenzioni vere, di tempo da trascorrere in loro compagnia. Gli oggetti sono dei semplici “contentini”, la gioia che ne deriva è fittizia e svanisce più in fretta di quanto pensiate.